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15 | 12 | 2018
News - CMB ad Haiti Stampa E-mail

Carissimi,

la grazia dal Signore ci ha dato l’opportunità di vivere una missione esplorativa ad Haiti per dare inizio ad una ulteriore fase di discernimento su questa nuova chiamata.

Credo che quello che abbiamo visto, sentito, provato sia una conferma efficace che proprio lì si apre una nuova frontiera per tutta la nostra Comunità.

Con Marco Zacchini ho condiviso questo viaggio soprattutto in una dimensione di ascolto. Un viaggio atteso da qualche tempo, dopo il primo invito rivoltoci da don Adriano Bregolin nell’aprile 2007 durante la sua visita alla CMB a Bologna.

E’ stato un segno molto particolare aver potuto vivere proprio con don Adriano questo nuovo inizio.

Ho visto tanti ragazzi e tanti bambini ancora sorpresi di fronte al dramma, alle macerie, all’incertezza, alla solitudine, ma con la speranza che li muove per andare oltre.

Ho sentito il vociare della gente che dalla strada sale alto, come una eco che prolunga le grida dalle macerie, ma con una intensità ed un sapore ben diversi.

Ho provato la trepidazione del cuore e l’impotenza di fronte alla straordinarietà di quelle vite sospese. Persone che vanno e che vengono, che fanno mercato, che giocano, spesso sopra e dentro le stesse macerie, ancora tutte lì.

Come già ci è stato detto dal nostro Rettor Maggiore, è proprio questo il tempo per una nuova partenza, appena due mesi dopo il nostro inserimento ufficiale nella Famiglia Salesiana. Almeno due sono i motivi, non nuovi nella nostra storia, che stanno alla base di questo mandato: siamo in viaggio verso Haiti con la consapevolezza che lo facciamo per fede nel Signore (Eb 11, 1….); siamo in viaggio con lo stile di coloro che “mancano di qualcosa”, che “devono” mancare di qualcosa; solo così si può lasciare spazio alla presenza e all’azione di Dio, come è successo e Gedeone (Gdc 7, 2-9) o come alle nozze di Cana di Galilea (Gv 2, 1-11).

Cosa fare dunque?

Dopo una analisi preliminare, condivisa con i Salesiani di Port-au-Prince, sembrano emergere due diversi livelli di intervento, possibili e comunque urgenti, guardando alle situazioni concrete in cui vivono gli stessi Salesiani e i ragazzi di Haiti.

Il primo impegno che ci è richiesto, particolarmente urgente e quindi prioritario, è di mandare alcuni di noi in tempi e modalità diversificate per affiancare i Salesiani nel campo di accoglienza di Thorland, dove sono ospitate in una grande tendopoli circa dodicimila persone. Si tratta di un servizio impostato sulla disponibilità a rimboccarsi le maniche e a fare quello che ci sarà richiesto. Il lavoro, qui, è veramente intenso, coinvolgente, senza fine.

Il secondo impegno individuato è di impostare una presenza di accoglienza stabile verso bambini e/o ragazzi in difficoltà; per questo si rende necessaria una disponibilità per un periodo di tempo abbastanza lungo. Questa seconda fase avrà bisogno di un cammino di discernimento e di preghiera opportuni.

Come già realizzato in altre situazioni diventa prioritario il coinvolgimento di giovani di Haiti che condividano con noi questa missione.

Ogni grosso e drammatico evento interpella in modo del tutto particolare le persone di buona volontà; muove i cuori e crea dinamiche di relazione. E’ chiesto di rimetterci in gioco ancora una volta per andare ad incontrare situazioni assolutamente nuove per tutti noi.

Ho pregato il Signore perché lui sa rendere disponibili i cuori e non il nostro moltiplicare le parole; perché chi si rende disponibile lo faccia spinto dallo Spirito che lo motiva, lo muove, lo sostiene.

Ringrazio il Rettor Maggiore don Pascual Chavez Villanueva e il suo Vicario don Adriano Bregolin per la chiamata ad andare verso Haiti per intraprendere un cammino di servizio nella condivisione ai bambini e ai ragazzi di quella terra.

Ringrazio la Comunità Salesiana di Haiti nelle persone di Père Jacques Charles e Père Jean Sylvain Jeannot per l’accoglienza che ci hanno riservato, per la disponibilità, per l’attenzione che hanno posto alla presenza della CMB.

Haiti è sicuramente una terra toccata nelle sue fondamenta, non solo a causa di un terremoto devastante, ma anche nel profondo degli animi della gente e della vita sociale.

Affido a Maria Ausiliatrice questa nuova frontiera di impegno comunitario fidando nel suo aiuto materno, come sempre è stato fatto nella nostra storia.

Sempre uniti nella preghiera.

Bologna, 10 marzo 2010

 

Guido Pedroni
Custode Generale