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01 | 11 | 2014
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STORIA DELLA COMUNITA’ DELLA MISSIONE DI DON BOSCO - C.M.B.

DALLE ORIGINI (1983)

 

 

E’ strano come le cose si ripresentino e si rinnovino nella storia della Chiesa.

Di fronte alle vicende di don Bosco si rimane stupiti, meravigliati e attirati dalla sua persona e dalla sua forza, dalla presenza del soprannaturale nel suo quotidiano.

E’ incredibile come, a volte, le vicende si ripresentano nella storia personale e delle Comunità che vanno fondandosi nella Chiesa, un “copione” scritto da un’abile e misteriosa mano?

LA CHIAMATA

Nel 1982, a Roma durante un convegno nazionale di Giovani Cooperatori Salesiani è stato consegnato il crocifisso missionario a un giovane cooperatore salesiano, in partenza per la Patagonia; quella celebrazione eucaristica è il punto di partenza della storia della Comunità della Missione di don Bosco, il momento in cui è stata piantata la radice.

Nello stesso periodo l’Ispettoria Salesiana Lombardo-Emiliana stava aprendo un fronte missionario in Etiopia, in risposta al Progetto Africa dell’allora Rettor Maggiore dei Salesiani.

Dieci giovani della Lombardia e dell’Emilia sono stati chiamati per costituire il primo gruppo di volontari che sarebbero partiti per Dilla (Etiopia).

Quella prima spinta interiore per la missione sentita a Roma si andava rafforzando e chiarendo durante il periodo di formazione precedente quella prima partenza.

 LA PRIMA SPEDIZIONE IN ETIOPIA

Nell’estate 1983 in Etiopia si sono vissuti momenti di vera spiritualità e di grande fatica fisica, e anche di sofferenza, un impasto unico all’interno di un mese che ha portato, in un certo senso, il colpo definitivo al cambiamento che si sentiva avvenire nel cuore.

Al mattino si lavorava duro per preparare l’orto strappandolo ad una zona di boscaglia, al pomeriggio oratorio e alla sera preghiera e condivisione sulla giornata.

 IL PRIMO GRUPPO MISSIONARIO

A seguito di quella prima spedizione, nell’ottobre dello stesso anno, è stato chiesto di far nascere un gruppo missionario all’Oratorio del Sacro Cuore di Bologna. L’idea era di un gruppo costituito da diverse realtà in fasce di età diversificate.

Dodici anni di attività missionaria per l’Etiopia e in Etiopia hanno sostanzialmente maturato l’idea che il lavoro purifica le idee e le parole e rende più vero quello in cui credi; tutto, poi, deve essere portato avanti insieme.

Tutto è stato fondato, già da allora, sulla Parola di Dio e il pensiero comune era “il gruppo si costruisce stando in ginocchio”.

In quegli anni, già dalle origini, la Parola di Dio era realmente il punto fondamentale dell’attività e della vita del gruppo. Ci si lasciava guidare con una certa docilità con un arricchimento spirituale reale e profondo.

IN PROSPETTIVA

Tutto quello che si riusciva a fare nell’attività missionaria e nel servizio alle missioni salesiane in Etiopia riguardava soprattutto il tempo libero e quasi tutti i fine settimana nei campi di lavoro in giro per la Lombardia e l’Emilia; lentamente quelle convinzioni, i valori scoperti o riscoperti nuovi in quel cammino stavano diventando sempre più importanti nella vita stessa.

E’ vero, anche, che ci si poneva nell’ottica di testimoniare e sensibilizzare il territorio locale, non solo parrocchiale, per coinvolgere altri.

La dimensione educativa ad un certo punto entrò nelle possibilità di servizio del gruppo, in modo particolare quando si trattò di andare ad animare l’Oratorio di Osteria Grande vicino a Bologna (1986-1988) e a costituire l’Oratorio presso il campo nomadi di via Fiorini a Santa Caterina di Quarto (BO) (1990-1992).

Queste due realtà hanno contribuito fortemente e in modo inconsapevole, ad aprirci la strada verso un’attività educativa più vasta e pastorale.

L’INIZIO DELLA COMUNITA’

In un ritiro spirituale nella primavera del 1988 (anno centenario di don Bosco) dai Salesiani di Montechiarugolo (PR) venne spontaneo “buttare li, “che sarebbe stato bello diventare una Comunità, riuscire a fare vita in comune, a condividere di più di quello che già si cercava di fare.

Furono organizzati i primi incontri con un’ottica comunitaria, con una intenzione che andava oltre il tempo libero, oltre la realtà di un gruppo.

Gli incontri di “Comunità” di quel nuovo periodo (1988) furono un po’ problematici perché si intuiva che era importante tentare di fare un “passo in più” o un “passo diverso”, ma non si riusciva a vedere con chiarezza come, per chi e perché.

Le cose, tra diverse difficoltà, progredirono. Il primo pensiero, coltivato per due anni, è stato quello di trovare casa insieme, ma le circostanze non aiutarono ad andare in quella direzione.

Secondo indicazioni salesiane si arrivò a scrivere “Il Primo Mattone”, cioè la prima piccola regola che si fondava su 12 valori e tre pilastri fondamentali, l’Unità, la Carità e l’Essenzialità.

Questi emergevano come “valori spremuti” dagli anni di impegno per l’Etiopia. Sicuramente tra i valori fondamentali che abbiamo scoperto e maturato in quegli anni sono da porre anche il lavoro e l’amicizia.

Tutto quello che stavamo maturando, tra tante difficoltà, soprattutto di comprensione interna ed esterna, obbligava ad una ricerca costante sul senso di questa “avventura”.

UN PASSO AVANTI NELL’IDEA DI COMUNITA’

L’idea di trovare casa insieme lentamente lasciò il posto ad un modo diverso e forse più vero ed opportuno di fare Comunità; la parola di Dio continuava ad essere il punto di riferimento, ma i Salesiani, ad ogni richiesta di aiuto rispondevano che era “cosa nostra”: la formazione, la responsabilità delle scelte, il discernimento. L’idea essenziale che passò e che facemmo lentamente nostra, fu quella che se il Signore ci aveva affidato un compito, fatto un dono e chiamati ad operare alla salesiana con certe caratteristiche, dovevamo essere noi a portare avanti tutto. Furono punti importanti perché significava dare ai laici un compito di “diaconia salesiana” da portare avanti “in autonomia”, pur riconoscendoci nell’unico alveo della spiritualità di don Bosco.

Fu indicato alla Comunità che il nostro posto era di lavorare come salesiani al di fuori della struttura salesiana e tutto sembrava andare in quella direzione.

L’ORATORIO DI SAN CARLO - PRIMA PRESENZA IN ITALIA

Nella primavera del 1995 la Comunità riceve una proposta da parte di un Parroco della Diocesi Bologna per aprire l’Oratorio nella sua Parrocchia, San Carlo, a Bologna, dove 100 anni prima arrivarono i primi salesiani.

Quello che per diversi anni abbiamo pensato si concretizzava, cioè il fatto di poter essere “in missione” anche qui come in Etiopia. La prima missione come Comunità in Italia in forma autonoma, fu proprio l’Oratorio di San Carlo (ufficialmente dall’8 dicembre del 1995). L’Oratorio di San Carlo ha rappresentato la prima presenza della Congregazione Salesiana a Bologna e guarda caso è stato proposto di ri-aprire l’Oratorio proprio li, quasi cento anni dopo, fatto che sa di “piccola profezia casalinga”.

IL MADAGASCAR

Nell’ottobre del 1997 una telefonata del VIS di Roma apre una prospettiva nuova, ma profondamente attesa: il Madagascar, come impegno missionario.

L’idea fu accolta dalla Comunità con grande gioia.

La prima spedizione della Comunità della Missione di don Bosco in Madagascar si è concretizzata nell’agosto del 1998.

Dopo quella spedizione abbiamo dovuto metterci in ginocchio, fare silenzio, confrontarci seriamente fra noi e con i salesiani, anche nel corso dei successivi tre anni per cominciare per cercare di intravedere quale fisionomia poteva avere la nostra presenza in quella terra.

Il cammino intrapreso si è sviluppato negli anni portando in quella terra diverse persone e famiglie della CMB.

Provvidenziale nel 2000 l’intuizione di chiamare dei giovani malgasci ad intraprendere un cammino di avvicinamento alla Comunità.

Esiste, così, ora, una CMB del Madagascar a Fianarantsoa e Antananarivo.

IL BURUNDI

Nel 2000 i rappresentanti della CMB sono stati invitati a Roma ad una Assemblea dei Consigli Generali dei gruppi della Famiglia Salesiana: in attesa di entrare a fare parte della grande famiglia di don Bosco l’invito era quello di iniziare a conoscere e farsi conoscere.

In quei giorni il delegato per l’Africa Centrale don A.R. Tallon ci ha avvicinato invitandoci ad andare in Burundi.

Nel 2002 sono scese le prime due persone per vedere cosa poteva portare la nostra disponibilità in questo martoriato paese: prima di tutto l’oratorio e poi l’idea di giovani per i giovani, cioè la necessità che qualcuno di loro potesse iniziare a prepararsi per poter diventare un buon educatore e continuare l’esperienza dell’oratorio durante tutto l’anno.

Non solo dall’Italia, ma anche dal Madagascar alcuni giovani della CMB malgascia sono andati in Burundi.

Nasce così anche in Burundi, a Ngozi e Rukago, un gruppo di giovani appartenenti alla Comunità.

IL CHILE

La presenza della CMB in Cile è stata possibile grazie alla tenace pazienza di un appartenente italiano alla Comunità trasferitosi a Santiago con la moglie ed i figli per motivi familiari.

Quanto vissuto in Italia è stato trapiantato in Cile, dove pian piano con un gruppo di amici nel 1999 è iniziato l’impegno “missionario” all’interno della “toma” di Santiago del Cile.

Gioco, incontri, formazione pre-battesimale delle famiglie e la “colonia de Verano” hanno attirato bambini e giovani che si sono stretti intorno al piccolo gruppo iniziale.

La CMB del Cile ora è solida e con diverse iniziative si fa conoscere ed apprezzare da tutti.

I progetti e i sogni sono tanti ed il futuro aperto a nuovi orizzonti.

 L’ARGENTINA

L’entusiasmo vivace di una giovane coppia argentina, che per breve tempo, nel 2006, ha convissuto l’esperienza della CMB a Bologna, ha permesso che anche in Argentina don Bosco fosse presente con la nostra originalità; la possibilità di continuare a “lavorare” con e per i giovani anche dopo aver scelto il matrimonio e la famiglia, ha affascinato molti ragazzi e giovani coppie argentine.

La comunione con SdB ed FMA ha portato a progetti comuni in Bahia Blanca, ma anche a nuovi sbocchi, non ultima la chiamata ad una possibilità di presenza in Patagonia.

Un gruppo di giovani famiglie ha fondato la CMB in Argentina ed un folto gruppo di giovani aderisce al cammino intrapreso.