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28 | 11 | 2014
STATO DI MISSIONE Stampa E-mail

Guido Pedroni - Marco Zacchini

La dimensione spirituale e apostolica dello
“Stato di Missione”
nella Comunità della Missione di don Bosco


INTRODUZIONE


Nel cammino di ricerca vocazionale che coinvolge l’intera Comunità della Missione di don Bosco da diversi anni, è bello scoprire che i valori portanti propri della Comunità si trovano già scritti nella storia e nel cuore delle persone; la CMB è un tassello dell’antico e policromo mosaico salesiano e ha tutte le caratteristiche di questo piccolo tassello: è piccolo, è colorato, ha un suo preciso posto, resiste al tempo. Lo Stato di Missione, come valore di grande importanza spirituale, contribuisce a rendere più chiara la collocazione di quel tassello. Riassume in sé la disponibilità, la precarietà e la dinamicità tipiche del nostro apostolato; ci aiuta a tendere all’umiltà, scoprendo il coraggio di fare scelte pastorali e portarle avanti.

Sicuramente siamo ancora nel momento della fondazione perché vengono avanti proposte nuove e approfondimenti sui valori fondamentali e sullo stile di tutto l’edifico CMB. E’ in quest’ottica che è prioritario fissare le basi spirituali e formative di chi si sente di appartenere alla CMB.
Questa nuova tappa formativa scaturisce da diversi momenti di incontro a più livelli, sia in Italia che in Madagascar, contribuisce alla formazione specifica ed è un invito esplicito a ritornare di frequente sulla formazione di base, quella originaria della CMB.

Lo Stato di Missione è una situazione dell’anima, che, consacrata nel Battesimo, viene proiettata  nella dimensione evangelica per testimoniare Cristo con la vita, nell’incontro personale con la gente in un dialogo sempre più vero e costante in qualsiasi luogo ci si trovi, indipendentemente dal contesto geografico e dalle culture.

Questo strumento di lavoro formativo è rivolto soprattutto ai membri della Comunità della Missione di don Bosco, che, attualmente è presente in Italia, Madagascar, Burundi e Cile, ma è rivolto anche a tutti quelli che, a più livelli, si sentono vicini al nostro cammino apostolico in favore dei ragazzi.

Acquista particolare significato la festa dell’8 dicembre 2004 nell’Anno Eucaristico Internazionale, perché festeggiamo i venti anni di cammino e di servizio missionario, i dieci anni di esistenza dell’Associazione e la definitiva approvazione della Chiesa di Bologna.


Uno dei pensieri originari che ci ha portato a costituire la Comunità della Missione di don Bosco è stato: “…perché non si può fare anche qui quello che si fa in Etiopia, con lo stesso stile, con lo stesso slancio e con le medesime modalità?”

L’Africa ci ha fatto incontrare un Gesù Cristo ben diverso da quello che conosciamo qui, un Signore svestito dai tanti luoghi comuni e da un credere, troppo spesso, grasso e comodo, con modalità che sanno di retorica e che spesso non va “oltre la legge”.

L’Africa ci ha fatto toccare con mano che nulla è sicuro, che nulla dipende veramente dall’uomo, e che l’essenziale è sentirsi “nudi” di fronte alla misericordia e grandezza di Dio; ci ha detto che la nostra vita può essere vissuta in profondità, e può divenire testimonianza della presenza di un Dio che ama l’uomo, nonostante e oltre il peccato e le infinite contraddizioni.

Lo Stato di Missione ha origine nell’incontro con Lui smascherati e svestiti di noi stessi e si sviluppa mosso dall’urgenza di dirlo a tutti.

 

L’origine

I discepoli di Emmaus ritornavano verso casa  tristi e rassegnati; la loro gioia era rimasta inchiodata ad una croce, la loro  speranza di poter andare oltre era svanita in un pomeriggio.
Una situazione che schiacciava a terra senza possibilità di scampo, perché di fronte alla morte non si può osare oltre, non è possibile penetrare oltre.

Non si sono neppure accorti da dove provenisse quella persona che si era messa a camminare con loro; si era accostata e si era messa a raccontare, prendendoli per mano, tirandoli fuori dalle loro chiusure più cupe. Uno spiraglio, però, faceva capolino tra le parole di quel viandante; parole che producevano una situazione interiore che già avevano conosciuto sentendo parlare e incontrando Gesù di Nazareth, non tanto tempo prima.

La situazione profonda che stavano vivendo li poneva in una nuova prospettiva, tanto da invitarlo a rimanere con loro; da questo invito un “tocco magico conclusivo” di quel Signore che fa aprire loro gli occhi. E toccano con mano una dimensione spirituale che li rigenera, uno stato che sa di resurrezione, di nuova situazione, di nuova vita. Uno “stato di contemplazione” che non li fa rimanere fermi ma li fa ritornare a Gerusalemme.

  Lo “Stato di Missione” nella Comunità della Missione di don Bosco (CMB) nasce proprio da lì; i discepoli di Emmaus si muovono dopo aver riconosciuto nel loro cuore la possibilità di contemplare la presenza di Dio, che li travolge e non permette loro di rimanere fermi. E vanno.
Questo è il nostro andare, vivendo nel cuore l’incontro con Lui. Quindi una dimensione dell’anima e dello spirito.

Lo Stato di Missione è prima di tutto una dimensione interiore dell’anima, scaturisce dal rapporto con Dio e origina la disponibilità ad operare. Non è possibile vivere in una dimensione di servizio nel quotidiano senza la consapevolezza che il Signore chiama nel suo campo.

Essere in uno stato di missione significa tendere a trasformare quello che faccio nella mia giornata in una continua donazione e in una testimonianza che Cristo è risorto anche nella mia vita.

L’attività missionaria, nel senso di una operosità che concretizza lo Stato di Missione, non è relegata solo ad alcuni momenti dell’anno, ad alcuni anni della vita, e non è esclusiva dei religiosi. E’ un evento che trae origine dal battesimo, acquista vigore dalla cresima e si realizza in una continua risposta vocazionale di vita vissuta, da laici, in una dedizione costante rendendo testimonianza al Signore.

 

Riferimenti spirituali

Come per tutti i valori di sapore spirituale l’origine dello “Stato di Missione” si trova nella Parola di Dio ed in particolare nell’invio dei discepoli da parte di Gesù (At 1, 7-8): “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria, e fino agli estremi confini della terra”.

Emergono tre punti che ci guidano nella comprensione spirituale dello Stato di Missione:

1.  “.... fino agli estremi confini della terra”, il Signore deve essere annunciato a tutte le genti, sempre e comunque, in ogni situazione, in ogni incontro , più o meno opportuno, con la vita, con la parola, con i gesti, con le scelte quotidiane;
2. “...avrete forza dallo Spirito santo”, lo strumento straordinario, forte ed efficace, che renderà possibile l’annuncio fino agli estremi confini della terra. E’ lo spirito che spinge e sostiene, incoraggia, prepara e apre i cuori; senza di Lui non solo non è possibile l’annuncio, ma neppure la fedeltà di uno stato, di una condizione continua di testimonianza;
3.  “.....mi sarete testimoni a Gerusalemme” come per i discepoli di Emmaus, si tratta di partire partire o ripartire da Gerusalemme, luogo di primaria importanza per la Chiesa nascente, punto di lancio per l’annuncio della resurrezione.

L’invio va oltre i confini ed i limiti degli inviati, va oltre il loro piccolo mondo:
“Sia dunque noto a voi che questa salvezza di Dio viene ora rivolta ai pagani ed essi l’ascolteranno” (At 28,28)

Possiamo riconoscere nello Stato di Missione tre aspetti essenziali:

• Una sana tensione che porta a testimoniare con fedeltà, coraggio e fantasia.
• Una struttura, ovvero un ordinato procedere (come ci dice anche San Paolo nella prima lettera ai Corinti), non un muoversi caotico, che va dall’intimità con Dio, all’attenzione all’uomo, all’operosità del quotidiano.
• Una dinamica che parte dal nostro cuore per aprirci al cuore dell’altro, dei giovani in particolare, attraverso la realtà del quotidiano.

 

La dimensione apostolica dello Stato di Missione

Lo Stato di Missione produce come logica e connaturata conseguenza l’evangelizzazione e questa si poggia su linee di missionarietà
Dall’esortazione apostolica “Evangelii Nuntiandi”:
“L’evangelizzazione è un processo complesso e dagli elementi vari: rinnovamento dell’umanità, testimonianza, annuncio esplicito, adesione del cuore, ingresso nella comunità, accoglimento dei segni, iniziative di apostolato”.
Si può aggiungere: l’evangelizzazione propone l’incontro con Gesù Cristo, Uomo-Dio, che porta a impostare la vita in “forma religiosa”, una religiosità della vita, non una successione di riti e di incontri a scadenza.
Lo stato di Missione inteso come azione apostolica contemplativa, in senso fortemente salesiano, si traduce in azione missionaria, con specifiche caratteristiche fondanti, che devono essere esplicitate:

Fondamento evangelico
- La carità: è il punto di origine di tutta la dimensione apostolica della missione, che nella carità diviene  dono della propria vita, come segno credibile di chi segue il Signore.
- La gratuità: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”; bisogna puntare al saper restituire quello che abbiamo ricevuto, a rimetterlo in circolo senza aspettarsi un contraccambio.
- L’annuncio: “Andate e ditelo a tutti: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio…” è la motivazione essenziale della missione; da lì trae forza tutta l’azione apostolica, cioè la consapevolezza che Dio ama l’uomo oltre ogni nostro pensiero.

Linea salesiana
- Onesti cittadini e buoni cristiani: significa “vivere il Vangelo servendo l’uomo e la società”.
- Privilegiare l’aspetto educativo e la vita comunitaria nella missione (gruppo, famiglia, comunità): significa puntare sulla formazione di coscienze nuove qui e là.

Linea pedagogica
- Favorire il protagonismo giovanile, mettendo  i ragazzi/e al centro dell’azione, sviluppando le loro potenzialità attraverso l’animazione.

Linea ecclesiale
- La missione ha senso se punta a far conoscere Cristo nella comunione e la comunione genera coinvolgimento e missione: è importante per noi essere Chiesa per costruire insieme, ciascuno con i propri doni ma in un unico alveo, il progetto del Padre.
- L’inculturazione presuppone il saper ascoltare ed entrare in punta di piedi; è accogliere senza condizioni, valorizzando le diversità per un reciproco scambio di doni, evangelizzando le culture per la promozione umana e cristiana.

Linea antropologica
- La dignità della singola persona, a cominciare dal più piccolo, è di essenziale importanza; senza la persona non si costruisce assolutamente nulla e si rischia la strumentalizzazione.
- Nei rapporti con gli altri è importante cercare di mettere la persona, con la sua vocazione e la sua storia, al centro di ogni decisione, al di sopra di ogni interesse.

Linea etica
- Secondo la storia della C.M.B. l’essenzialità nella vita, per un’autentica fraternità anche con i  poveri, significa:
“togliere” tutto ciò che impedisce il dialogo, sia negli atteggiamenti, sia nel possedere le “cose”;
“alleggerire” le modalità di dialogo e comunicazione;
“riappropriarsi” del tempo per stare con.

Linea escatologica
- “Duc in altum”, cioè andare oltre, nella speranza di poter contribuire alla costruzione di un mondo nuovo, cominciando dal proprio cuore e dal vicino, puntando alla pace e alla giustizia. Ancora dalla “ Evangelii nuntiandi”:


“…bisogna che il nostro zelo per l’evangelizzazione scaturisca da una vera santità di vita, e che la predicazione, alimentata dalla preghiera e soprattutto dall’amore per l’Eucarestia, a sua volta faccia crescere in santità colui che predica……”

“Il mondo esige e si aspetta da noi semplicità di vita, spirito di preghiera, carità verso tutti e specialmente verso i piccoli e i poveri, ubbidienza e umiltà, distacco da noi stessi e rinuncia. Senza questo contrassegno di santità, la nostra parola difficilmente si aprirà la strada nel cuore dell’uomo del nostro tempo, ma rischia di essere vana e infeconda”.

 

Dieci punti essenziali e concreti per l’azione missionaria della CMB

I seguenti punti appartengono al contesto storico della CMB, un patrimonio esperienziale e spirituale che emerge da questi ultimi 20 anni di cammino in Etiopia e in Madagascar. Scrivono Guido Candini e Paola Cavana dal Madagascar (giugno 2001):

“Interpretando la storia della C.M.B. ci sembra di poter individuare, nelle diverse esperienze missionarie Ad Gentes, avute nel tempo, alcuni valori fondanti della nostra fisionomia comunitaria:
- vivere l’urgenza dei giovani più poveri;
- essere con il cuore “sempre in partenza”;
- operare in comunione con altri fratelli e sorelle di fede;
- imparare da Maria il costante atteggiamento di dedizione.

Da questo patrimonio condiviso è scaturita l’espressione “Stato di Missione”, nel quale sentiamo profondamente la nostra originalità di laici che vivono in modo peculiare alcuni tratti del carisma salesiano.
Come attuare questi atteggiamenti di fondo?
Da quale prospettiva vivere il nostro “Stato di Missione”?

Abbiamo riscoperto nella Pasqua e nella Pentecoste un’interessante chiave di lettura:

1. Vivere lo Stato di Missione da risorti, proiettati verso la Pentecoste;
2. Entrare nella Resurrezione attraverso il vivere quotidiano.

1. La differenza sta nella Pasqua. Se Gesù non fosse morto e soprattutto risorto, il mandato missionario ai discepoli non sarebbe ugualmente fecondo. La Pasqua si completa nella Pentecoste che è la discesa dello Spirito Santo sulla Comunità dei credenti: la Comunità cristiana è per la prima volta visibile, e su di essa scende la Forza che la rende abile all’annuncio. In sé già nella Resurrezione ci è donato lo Spirito (Gv 20,19-23), ma sembra indispensabile un’attesa di 50 giorni durante i quali i discepoli vivono già nella certezza e nella gioia della Resurrezione, ma si direbbero “incapaci di contagiare il mondo”. E’ la Pentecoste che li rende irrimediabilmente “malati di Spirito Santo” e “contagiosi”.

2. Gesù risorto appare più volte ai discepoli riuniti ancora a Gerusalemme, luogo speciale e straordinario! Non si può certo dire che erano a casa loro in quanto nativi della Galilea; hanno dovuto “scomodarsi”! E’ come essere in terra di missione, oppure in altra situazione privilegiata dove il Signore può essere ascoltato in “stereofonia”, liberi da interferenze! Ma Gesù dà appuntamento ai suoi amici in Galilea, quindi a casa loro dove vivono il quotidiano. E’ certo che i discepoli in quei 50 giorni hanno ripreso le loro abitudini: la pesca sul lago di Tiberiade, le reti,….

Quindi? Lasciamo che la Pasqua irrompa nel nostro quotidiano!

Ecco, dunque i 10 punti seguenti, che emergono con una certa forza dal percorso di questi anni; vengono rivolti, in modo del tutto particolare, a quanti prendono parte ad una spedizione della CMB in terra di missione:

1. nelle spedizioni create comunione fra voi, con i salesiani e con i fratelli e sorelle della C.M.B. del posto.
2. Non perdete neppure un minuto, non tenetevelo per voi e donatevi nel modo più totale possibile in un atteggiamento di profonda dedizione.
3. Non fate preferenze di bambini e ragazzi, ma cercate di mantenere un cuore capace di accogliere tutti con generosità e disponibilità.
4. Rimanete in attento ascolto di tutto e di tutti, anche delle cose che sembrano meno significative o importanti; entrate nella dinamica del “GRATTA-GRATTA”, cioè del penetrare sempre più nel nascosto dei fatti e delle persone che si incontrano, per scoprire la presenza di Dio; andate “oltre”, sempre!
5. Fate vostra la dinamica dello “IN-OUT” cioè della presenza dentro di voi del Signore (IN) per essere al servizio gli uni degli altri e dei ragazzi, soprattutto dei più poveri (OUT).
6. Fate diventare il periodo in missione un’ascesi spirituale alla salesiana, perché la preghiera salesiana è la preghiera concreta del quotidiano, una preghiera fatta con i gesti, le attenzioni e il farsi carico delle situazioni e delle persone, momento per momento.
7. Lasciate dietro di voi e lontano da voi ogni pensiero e ogni preoccupazione che vi impediscano di avere il cuore libero per incontrare il cuore dell’altro.
8. Sentitevi mandati dal Signore e dalla C.M.B., che è veramente e sostanzialmente parte della Chiesa.
9. Siate la continuazione del nostro ringraziamento a Dio, che ci vuole insieme e ci ha chiamato al servizio missionario.
10. Sappiate tornare con il cuore pieno per donare a tutti i frutti di questa tappa del vostro cammino missionario e salesiano continuando, in fedeltà, la strada intrapresa.

 

Stato di Missione e Dedizione

Per i membri della C.M.B. la "scelta preferenziale" sono i giovani. Parlare di scelta preferenziale e' sicuramente riduttivo. Per noi i giovani sono il “dono” che Dio ci ha fatto. Sono la nostra vocazione speciale, radicale e totale. Chi vive il carisma C.M.B. sceglie i giovani fino in fondo, tanto che l'impegno così maturato passa automaticamente da un "volontariato del tempo libero", ad un "disegno di vita". E’ per i giovani che le nostre risorse fisiche e mentali sono  costantemente messe in movimento; così facendo la nostra vita lentamente si modella. I ritmi, i tempi, le dinamiche e le scelte sono accompagnate dai giovani a tal punto, che un po’ tutta la nostra vita si modella su questa scelta fondamentale.
Questo nostro atteggiamento si rifà alla vita di Maria, Madre di Gesù: la Dedizione di Maria verso Gesù è totale ed incondizionata; questi concetti sono ben presentati e sviluppati nella pubblicazione della C.M.B.: “Riflessioni sulla Dedizione di Maria” (Pedroni, 2000). E’ proprio questa grande capacità della Madonna di dedicarsi tutta e sempre alla causa del figlio, che indica un percorso chiaro e profondo a tutti i fratelli e sorelle di C.M.B. Maria è vissuta per e con Gesù fin dal concepimento. Ella è rimasta sempre al fianco del Figlio, durante gli anni della sua giovinezza e anche dopo, durante la vita adulta e pubblica. Fino alla fine della vita terrena di Gesù e oltre la sua morte, Maria vive “sempre in missione”, Gesù è la sua chiamata, la sua vocazione, la sua realizzazione, la sua croce e la sua salvezza. La totale dedizione di Maria attuata giorno dopo giorno, fino alla fine e oltre, è l’esempio di vita vissuta in uno Stato di Missione permanente.
I membri della C.M.B. hanno trovato Gesu' nei giovani e, come Maria, vogliono dedicare a loro tutta la vita.
La nostra scelta nasce e si sviluppa nel Carisma Salesiano e lo arricchisce con un punto di vista nuovo, quello del Carisma della C.M.B., perche' il Signore ci ha chiamati a spenderci per i giovani.
Don Bosco è stato capace di inventare un mondo nuovo per i suoi ragazzi. Quei ragazzi che allora non valevano nulla, diventarono la missione della sua vita, missione che lo ha  portato a consumarsi tutto per loro. Il santo dei giovani è diventato tale per la dedizione che ha avuto per i più piccoli e i più poveri tra loro. Questa sua scelta ha caratterizzato tutta la sua vita a partire dai sogni di bambino, passando per i tentativi di apostolato nelle carceri, trovando sbocco nella felice e geniale intuizione degli oratori, per concludersi e ricominciare con lo slancio missionario: perchè i giovani sono ovunque, sempre. Anche San Giovanni Bosco, con la sua totale dedizione ai giovani è un folgorante esempio di vita vissuta in uno Stato di Missione permanente.
Lo stesso "ardore" che guidava don Bosco segna e infiamma il nostro cuore. I giovani chiedono tutto, ti “ mangiano” fino in fondo, non amano i compromessi, per stare con loro occorre lasciare il resto e dedicargli  semplicemente… la vita stessa. La fantasia, la fatica, le gioie, i dolori ... tutto il nostro impegno e' per loro e con loro, ovunque essi ci chiamino, ovunque il Signore ce li metta davanti: oratori parrocchiali in Italia, ragazzi di strada in Africa, rifugiati e profughi, affidi ... mille volti dei giovani che chiedono altrettante risposte, progetti e persone impegnate a portarli avanti. E' sull'esempio di don Bosco che anche noi vogliamo dire con fermezza: "mi basta sapere che siete giovani perche' vi ami assai".  Cosi' ogni giorno, momento per momento e nei semplici gesti quotidiani, viviamo per loro il nostro Stato di Missione.

Nella vita di don Bosco si ritrovano in maniera limpida alcune caratteristiche, che cerchiamo di vivere. La consapevolezza che il Signore "raccoglie anche dove non semina" ci porta a lavorare per i giovani come "strumenti nelle Sue mani". Don Bosco ci insegna che in ogni giovane c'è qualche cosa di buono, ogni giovane e' importante e per lui vale la pena lavorare sodo.  Sperimentiamo ogni giorno quanto questo impegno sia pesante e gravoso, ma anche ricco di soddisfazione. Quando si mette in gioco il cuore senza riserve,  le fatiche condivise e il cammino percorso insieme portano molto frutto. Questo chiedono i giovani: che li si ami concretamente restando al loro fianco, dimostrando che loro sono importanti per noi.

Altri spunti di riflessione sullo Stato di Missione nella C.M.B. ci vengono dalla vita di San Paolo e dalle particolari dinamiche che questa ha saputo esprimere.
Possiamo dire che San Paolo ha vissuto  in maniera totale la sua missione anche prima di incontrare Dio sulla strada di Damasco. La differenza tra il prima e il dopo non è piccola: da persecutore a martire della fede. Ma sempre ha dimostrato una dedizione e un impegno totalizzante. Il suo cammino per la diffusione della Buona Novella del Salvatore è stato lungo e difficile, ricco di imprevisti e contrattempi. Ma la scelta preferenziale per Gesù, vissuta con la consapevolezza che la fede che aveva ricevuto era cosa della quale “non si può tacere”, lo ha condotto a peregrinare per tutto il mondo conosciuto, rinunciando anche alla vita, pur di restare fedele agli ideali che lo avevano conquistato. Lo ha fatto con temerarietà, tenacia e decisione, così come noi cerchiamo di vivere la nostra vocazione per i giovani.

Occorre agire senza esitazioni e con decisione come tra due innamorati, quando il tempo e lo spazio diventano relativi e i problemi, per quanto grandi, vengono superati di slancio; perché la forza che ti guida spinge senza sosta e ti travolge, come Gesù ha travolto San Paolo e gli e' rimasto al fianco dandogli forza e coraggio ... fino alla temerarietà, giorno dopo giorno.
Maria, don Bosco e San Paolo hanno vissuto la loro missione con grande disponibilità di cuore e si sono lasciati coinvolgere da Dio, al quale hanno lasciato l'iniziativa, Egli allora ha cambiato le loro vite, anzi, possiamo proprio dire,  le ha sconvolte. I membri della CMB tendono a questo traguardo, maturando una disponibilità interiore a lasciarsi ribaltare da Dio e a rimettersi nelle sue mani.
Maria, don Bosco e S. Paolo hanno lasciato che Dio plasmasse il loro cuore, che li portasse su strade scomode. Sul loro esempio anche i membri della CMB desiderano lasciare il timone a Dio, lasciarsi travolgere dalla sua fantasia, dal suo infinito amore. Con questi presupposti chi è parte dell’Associazione e della Comunità C.M.B. si interessa dei giovani più bisognosi, sia in patria che nelle missioni, donando tutta la vita per raggiungere “l’obiettivo educativo” secondo lo stile della CMB.

 

Stato di Missione e Paternità

La paternità genera e rigenera lo Stato di Missione; quella Paternità di Dio che arriva fino a noi dalla Chiesa e in particolare da don Bosco. Importante è stato, a questo proposito, l’intervento di don Giovanni Fedrigotti al ritiro di Comunità del 29-30 marzo 2003. Parla di “Settenario della Paternità”, ovvero di:

- Paternità ecclesiale
- Paternità carismatica
- Paternità formatrice
- Paternità relazionale
- Paternità educativo-missionaria
- Paternità diaconale
- Paternità che eroga “energia contenta”

Si può parlare di una “paternità globale”, caratterizzata dalla spiritualità salesiana, che si è manifestata nel dono della fondazione e costruzione della CMB; una paternità che libera e lega contemporaneamente, rende liberi e responsabili, perchè un padre non si tira indietro,  messo mano all’aratro non  può fermare il lavoro educativo.
Se Cristo vive in me (San Paolo) la mia vita non mi appartiene più, vivo perciò una Paternità che coinvolge la vita e proietta in una situazione di testimonianza continua, che è lo Stato di Missione. Questo punto è proprio di chi ha intuito, scoperto e costruito la Comunità dagli inizi e continua tuttora.
La scoperta della nostra Paternità ci chiama ad una maggiore responsabilità di vita e a rendere sempre più vera la nostra testimonianza, che è tale se intraprende la strada della fedeltà radicale.

 

Alcuni riferimenti utili

Alcuni riferimenti  ci sembrano utili per definire meglio questo valore fondamentale per la CMB.
Lo Stato di Missione presuppone un cammino spirituale che, in prospettiva, coinvolge tutto l'arco della vita; e' una scelta totalizzante che impegna tutto il nostro essere, fino alle radici più profonde dell'anima. Cerchiamo, allora, di andare in profondità e vediamo  da dove ha origine questo valore.

La radice non può essere che Gesù Cristo nella testimonianza della sua vita e del suo insegnamento. La sorgente di una spiritualità incarnata nel servizio agli uomini è l'esempio di Gesù Cristo, che porta alla scelta degli ultimi.
Gesù, il Figlio di Dio, si e' fatto uomo e ha vissuto il suo mandato terreno in uno Stato di Missione permanente, restando fedele sempre, nel tempo e nelle diverse situazioni, al suo gravoso mandato. Anche nei momenti di difficoltà e buio, come nel Getsemani poco prima della sua morte, Egli riconferma  la sua scelta, quella di vivere, lottare e morire per la Salvezza di tutti gli uomini.

Nella CMB lo Stato di Missione nasce da questa certezza, che è Gesù il fondamento già posto, il fondamento senza il quale nulla si fa, nulla è, nulla ha senso sul piano della fede e delle opere.
E' la consapevolezza che l'impegno di una vita per i giovani più poveri, nello stile di don Bosco e con lo sguardo rivolto alla vita di Maria e alle dinamiche di S. Paolo, parte dalla figura di Cristo e ad esso ritorna. Non si può vivere la vita in un costante Stato di Missione senza tenere ben presente le basi su cui poggiare tutto il progetto della vita stessa.

Lo Stato di Missione, maturato alla luce dell’intimità con Dio porta, nella CMB, alla scelta preferenziale dei giovani e dei poveri, vicini o lontani che siano. Quale sia il nostro campo d'azione, il luogo dove siamo chiamati ad operare e dare la nostra testimonianza di cristiani, questo “Stato” chiede di "farci poveri". Farsi povero nel significato più profondo del termine, presente nella Bibbia: povero è l'uomo che riconosce  che riceve tutto da Dio, come dono da far circolare perchè porti frutto.

La storia della CMB si è arricchita di una persona buona, un grande "maestro ed amico", un salesiano di nome Abba Elio, missionario per i giovani e per loro morto in Etiopia nel maggio del 1993. Abba Elio la sapeva lunga su cosa volesse dire "vivere il povero" ,come diceva lui, cioè trasformarsi attimo dopo attimo per arrivare a  vivere diversamente. Elio aveva capito! Penso proprio che possiamo dirlo: Abba Elio viveva in una situazione di fedeltà profonda, radicale al Si a Dio e a don Bosco,  e non perchè fosse in terra di missione, ma perchè in cuor suo aveva saputo farsi "strumento e servo inutile", perchè aveva capito che Gesù lo chiamava tutto, subito e sempre. Con i suoi limiti, i suoi errori e le sue fatiche ogni giorno, giorno dopo giorno, Abba Elio ha continuato a dire il suo “SI”, il suo “eccomi” sempre e comunque.
Le sue parole chiamano tutti i cristiani impegnati in terra di missione o in ambienti vicini, nel settore educativo o missionario o caritativo, a fare un cammino di conversione. Il suo linguaggio è comprensibile in tutto il mondo perchè è quello della fatica. Sì, perchè la fatica è la compagna di viaggio di tutti coloro che cercano di mantener fede alle proprie scelte di cristiani veri. Ricordo queste parole di Elio: "Bisogna faticare di brutto per i poveri. Duri non ci si improvvisa, ci si costruisce pian piano con anni di fatica e di parole mantenute. Quando si fanno nascere sorrisi, quando si asciugano lacrime non credo proprio si possa avere una vita più bella di questa. Ma per fare questo preparati a lottare, a combattere, perchè per continuare ad amarsi bisogna volersi amare".

E ancora: "Il lavoro e' un modo serio per avvicinarsi al povero. Dalla singola buona azione all'azione continua fino a diventare sempre piu' uomini e donne dei poveri. Non uomini e donne che hanno, sanno e danno, ma che ricercano in umilta'.

Con il lavoro, con la fatica quotidiana, Abba Elio indicava un'altra arma potente per poter vivere la propria vita in uno Stato di Missione: non essere da soli. Il cammino percorso con gli altri e' molto più agevole e ricco di risultati. Anche questo aspetto e' una peculiarità della CMB che ha nel valore dell'Unità, uno dei cardini del suo Carisma.
"Con gli amici si riescono a realizzare i sogni più belli, le cose più impensate. L'amico non ti permette di sederti, di sentirti arrivato, nel giusto: con la sua testimonianza ti richiama dove puntare e ti dice che ce la puoi fare, ed e' bello, merita. E' l'amico che ti fa fare pazzie e ti aiuta ad abbandonare una buona volta i tuoi calcoli, sicurezze, comodità, paure, condizionamenti interiori. Non si tratta di scimmiottarci, ma di aiutarci a rientrare ciascuno in sè stesso, scoprire come siamo fatti, accettarci e far dono assieme della nostra vita ai nostri fratelli fin che siamo in tempo. L'amico ti frega, ti incastra per fedeltà alla parola data. Noi ci troviamo qui per provare la gioia di sentirci tutti protesi allo stesso ideale: ci sono le nostre vite da regalare” (Zanardini, 1993).

Un'ultima indicazione di Abba Elio  ci aiuta a chiarire lo Stato di Missione: “E’ possibile solo se si ha un cuore libero da vincoli, se si e' scelto di rischiare tutto, di abbandonare ciò che appesantisce il cammino e che non serve”. E’ ancora un richiamo a guardarci dentro per cambiare insieme ai compagni di viaggio il nostro mondo, il nostro cuore, la nostra vita. Dice, ancora, Abba Elio: "Quello che vi frega in questo mondo, e' proprio fare il primo passo. Questa società' vi toglie la poesia della vita: infatti non vi permette di fare il primo passo, di transitare. Io vi assicuro che come passate di la', come decidete una buona volta di lasciare indietro tutto questo bagaglio di stupidaggini, voi incomincerete a vivere un'altra vita, vi sentirete di lavorare e le difficoltà, anzichè farvi tirare indietro, vi metteranno le ali, vi serviranno da trampolino di lancio. Ve lo ripeto: si tratta di transitare. Io vi assicuro che poi non vi pentirete. Non sarà più camminare, ma un correre senza accorgersene. Dovete trovarvi in situazioni in cui capite che non potete tirarvi indietro!  Quello che ci frega e' il ragionare troppo, e' il voler vedere tutto chiaro e subito; ed e' chiaro che, in questo modo, non ci avventureremo mai in questo stupendo viaggio fuori di noi alla ricerca del Signore, scoperto e servito nei nostri fratelli più bisognosi. E se potessero sperimentare tutti che la felicità vera e duratura viene proprio da questo dono sempre più radicale della nostra vita agli altri, quanta gente non si chiuderebbe sterilmente in se stessa, abbarbicata alle proprie cose, che non possono assolutamente riempire il cuore."

Chi diventa consapevole di poter vivere in Stato di Missione sceglie, quindi, di dare una svolta alla propria vita, donando al prossimo tutto se stesso.

Bruno Maggioni ci dice: “La missione mette in gioco la persona, non le cose. Tutto, non il superfluo. Il dono del superfluo non e' ancora la traccia di Dio, non e' la vera memoria di Gesù. Egli ha dato tutto sè stesso. Il superfluo, invece, e' semplicemente ciò che avanza, qualcosa che lascia intatta la vita, che rimane al sicuro. La vedova del Vangelo ha dato tutto quello che possedeva, e ha percio' messo in discussione tutta la sua esistenza. Il dono di sè è vero, se e' per sempre. Il segno della sua verita' e' la definitivita'. Un uomo puo' stare in missione anche solo due anni, ma quei due anni devono essere il segno che la sua vita e' diventata missionaria per sempre. Puo' tornare, puo' cambiare luogo, ma il modo di gestire la vita resta il medesimo!"

Lo Stato di Missione, vissuto alla luce del carisma della CMB. che e' fortemente salesiano, e' una scelta di vita che potremmo definire come impegno specifico assunto all'interno delle molteplici realtà del corpo mistico della Chiesa. Tutti i cristiani sono chiamati da Dio, tramite il cammino di discernimento sulla propria vocazione, ad assumere impegni apostolici. Tutti sono chiamati ma non tutti allo stesso livello. Questo concetto trova riscontro nei sacri testi.

Un brano di Bruno Ramazzotti (1978) è, a questo proposito, significativo: “Nell'Ambito del Nuovo Testamento della prima comunita' cristiana ci troviamo in presenza di individui che, rivestiti della funzione apostolica, o attraverso una chiamata diretta di Gesu', o per una scelta fatta dallo stesso gruppo apostolico, si impegnano, a tempo pieno, nell'opera di evangelizzazione (cfr Atti 1-5 e 6,4). Questa forma di impegno missionario a carattere totalitario deve essere presa in considerazione, come proposta e progetto di vita, da ogni seguace del Cristo. In questa linea si colloca la definizione della vocazione specificamente missionaria, offerta dal Concilio Vaticano II, per il  quale: son insigniti di una vocazione speciale coloro che, forniti di naturale attitudine, e capaci per qualità e impegno, si sentono pronti ad intraprendere l'attività missionaria [...] si tratti di sacerdoti, religiosi o laici."

Facendo eco alle indicazioni del Concilio e trasportando il tutto nell’ambito della CMB, possiamo dire che ogni suo membro e' missionario, sia qui che in terre lontane. Ciò è vero tanto piu' oggi che il mondo cristiano e' ri-diventato, come ai tempi di S. Paolo, terra di missione, tanto si sono disconosciuti, dispersi e dimenticati gli insegnamenti del Cristo. Tutti i fratelli e le sorelle della Comunità e tutti i membri della C.M.B. sono chiamati in maniera specifica dallo Spirito, a vivere nella Chiesa una vocazione del tutto speciale con lo stile e il carisma tipico della CMB.
Questo impegno specifico si pone come immediata continuazione e diretto prolungamento dell'attivita' evangelizzatrice dei primi apostoli, che, secondo le testimonianze del Vangelo e degli Atti degli Apostoli, abbandonano ogni cosa, per seguire Gesu' e dedicarsi totalmente al servizio del regno di Dio (Ramazzotti, 1978).
Tutti i fratelli e le sorelle di CMB sono chiamati a vivere con radicalita', nello stile di don Bosco, la loro missione per i giovani, siano essi in un oratorio italiano o in una missione sperduta in Africa.

Tutti i membri della CMB, e in modo molto particolare i fratelli e sorelle di Comunità, cercano di vivere in uno Stato di Missione permanente. Questo significa cercare di essere missionari per tutta la vita.
Ma cosa significa essere missionari?
“La parola missionario sta ad indicare uno che va, uno che e' inviato a dire qualcosa. Nel nostro caso e' colui che ha incontrato il Signore, ne ha gustato la gioia e vuole non tenere  per se' questo dono, ma condividerlo con altri. Con parole piu' evangeliche possiamo dire che missionario e' quel cristiano che vive il “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” come Gesu' , che non ha tenuto per se' il tesoro di Dio, ma e' venuto a condividere la sua condizione umana per farcene diventare partecipi. Per questo Gesu' e' il primo missionario e dopo di Lui un'infinita schiera di uomini e donne lo hanno seguito annunciando ad altri la bonta' e la tenerezza di Dio, facendo toccare con mano questa bonta' e questa tenerezza attraverso innumerevoli opere di carita', seminando con generosita' senza pretendere di raccogliere subito”
(Ghiglione, 2000).

Per la CMB sono i giovani, i destinatari del messaggio di salvezza; a loro, oggi, come don Bosco nel 1860, vogliamo portare quel Signore che abbiamo conosciuto, che ci ha rivelato la sua chiamata specifica, che ci ha donato tante grazie spirituali e la certezza della salvezza e del suo amore. Come Gesu' e come S. Paolo non possiamo tacere, non vogliamo tenere per noi questi tesori e vogliamo regalarli ai giovani e tra loro, a quelli piu' poveri. Per la CMB la vita “…e' una continua chiamata ad essere missionari partendo dal cuore, dall'ambiente in cui viviamo, dalle persone che continuamente incontriamo. Dovunque ci viene offerta un'occasione per condividere, essere d'aiuto, spenderci ... li' c'e' spazio per essere missionari. Non e' partendo che si diventa eroi, ma aprendo gli occhi e il cuore sui tanti che sono sul ciglio della strada, per saperci fermare un attimo, donare loro "olio e vino", cioe' quel che abbiamo e siamo (cfr parabola del Buon Samaritano). Don Bosco ha coltivato questa dimensione […] e ha formato nei suoi giovani un cuore missionario (Ghiglione, 2000).

Questa è la condizione di vita, che ogni membro della CMB cerca di far diventare permanente.
Per rimanere in ambito salesiano e approfondire ulteriormente il significato dello Stato di Missione nel Carisma della CMB, attingiamo ad un brano della Carta di Comunione della Famiglia Salesiana di don Bosco: “I discepoli di don Bosco fanno esperienza di Dio attraverso quelli a cui sono mandati: i giovani e il ceto popolare. I giovani, innanzitutto: sono il dono di Dio alla Famiglia Salesiana. Non sono soltanto i beneficiari di una attività. Sono la nostra vocazione. Il Signore ha indicato a don Bosco i giovani, specialmente i più poveri, come primi e principali destinatari della sua missione. Senza i giovani, dunque, non ci possono essere esperienze qualitativamente salesiane.
Specialisti dei giovani significa avere il cuore continuamente rivolto verso di loro, verso le loro aspirazioni e desideri, verso i loro problemi ed esigenze. Basta che siate giovani, perché io vi ami assai”, come diceva don Bosco (Dic.Fam.Sales., 1996).

 

Un’intervista “storica”

Seguiamo questa intervista a Marco Z. di qualche tempo fa:

- Costruire sulla roccia, che è Cristo;

Cosa diresti ai giovani di oggi per avvicinarli all'impegno missionario?
Direi loro che ho toccato con mano, ho vissuto quanto sia infinitamente bello dare piuttosto che ricevere. Gli direi che sono un uomo libero, non più schiavo del denaro, del progresso, della TV .... Gli direi che vale la pena spendere la propria vita per gli altri e che la missione è nel nostro cuore, quindi non importa essere nella strada sotto casa o in un villaggio dell'Oceania per viverla. Gli direi che sono nel mondo e lo vivo e lo uso a pieno ma non sono del mondo. Questo mondo non mi avrà, non lo sento mio e a quello che mi propone non voglio uniformarmi. La difficoltà è lasciarsi andare la prima volta ... fatto il primo salto e abbandonati nelle forti e capienti mani di Gesù, il resto viene da solo. Gli direi però anche prepàrati!!! La libertà va conquistata giorno per giorno, a prezzo di tanti sacrifici. Non si diventa liberi schioccando le dita; la società che viviamo è un mare in tempesta che sempre cerca di rompere i tuoi argini ... e a volte, spesso, ci riesce. A chi vuole essere diverso dico di ancorarsi alla Roccia (Gesù) e da li, partire faticosamente ma serenamente in un viaggio tutto in salita e contro corrente, ma tremendamente bello ed arricchente. Coraggio, non avere paura, se vorrai Lui sarà con te e tutti gli ostacoli saranno superati.

- Camminare col suo profeta, che è don Bosco.

Quali caratteristiche salienti del carisma salesiano ti sono state di guida nel tuo lavoro di missione?
Due frasi e tre parole: "Mi basta sapere che siete giovani perché io vi ami molto" "Non basta amare i giovani, occorre che loro si sentano amati" "Ragione, Religione e Amorevolezza" Credo che nelle poche righe che ho scritto ci sia tutto don Bosco; come ti dicevo credo di aver subito una mutazione genetica; il mio sangue non è più quello di una volta, c'è un elemento in più: don Bosco!!! Non voglio dire di essere come lui, ho veramente ancora un'infinità di strada da fare per potergli solo lontanamente assomigliare. Diciamo che il suo amore per i giovani è per me lo stimolo e l'esempio ad operare nel modo migliore per e con loro. La cosa più difficile è far si che si accorgano che tu sei lì per loro, che li ami come sono: è tremendamente difficile soprattutto in missione dove sei un estraneo, bianco e super ricco. Ma il linguaggio del cuore, se non è falso, cancella tutto e lascia solo i cuori a parlare. E la maniera migliore per parlare a questa gente di cui non conosci la lingua, gli usi ... è quella della testimonianza, della vita, dei fatti. Se offri amore ai figli lo otterrai anche dai padri, te lo garantisco, provato sulla pelle. E l'amore che cerco di regalare a questi amici, cerco di passarglielo come don Bosco faceva nel millennio scorso, cioè seguendo il Sistema Preventivo: Ragione, Religione e Amorevolezza.

- Restare in missione permanente.

Quando sei stato per la prima volta in missione?
Tecnicamente nel 1988 come detto sopra, ma il mio cuore ha cominciato a respirare venti di terre lontane già dal 1985 quando ho cominciato a seguire il gruppo missionario della Parrocchia salesiana che frequentavo. Da allora è stata una discesa senza freni e non finisce mai: l'arrivo è vivere tutta la vita in uno stato di missione permanente ovunque ci si trovi. Il corpo può essere chiuso anche in una cantina buia ma il cuore e la mente possono e devono volare lontano ... l'importante è che i piedi siano ben saldi e decisi!!!

- Crescendo, ogni giorno, verso la totalita’

In che modo le tue esperienze in missione hanno inciso sulla tua vita di fidanzato e poi, di sposato?
Per noi è stato un cammino cominciato da lontano, una maturazione e un discernimento sulla chiamata del Signore che ancora oggi continua. Un percorso di fede costante che ha trasformato il volontariato "a tempo perso" di qualche anno fa, in scelta consapevole e totale per i giovani più poveri. Per questo prima parlavo di "stato di missione permanente".

IN CONCLUSIONE

Alla fine di questa riflessione su uno dei valori fondamentali della Comunità della Missione di don Bosco pensiamo si possa sperare che tutto questo contribuisca a sentirsi più dentro allo stile, alla spiritualità e ai progetti che la Comunità della Missione di don Bosco cerca di portare avanti in Italia, Madagascar e Burundi.
Auguriamo ad ogni singolo aderente la possibilità di continuare un cammino di consapevolezza sulla C.M.B. alla luce di un percorso di fede personale.
Facciamo tesoro di tutte queste cose che ormai non sono più solo nostre ma ricchezza di tutta la Chiesa e in particolare della Famiglia Salesiana.

 

 

BIBLIOGRAFIA

1. DICASTERO FAMIGLIA SALESIANA, 1996 - La Carta di Comunione della Famiglia Salesiana. Roma.
2. GHIGLIONE G., 2000 - Una storia che continua. Circoscrizione speciale Piemonte e Valle d'Aosta.
3. MAGGIONI B., 1996 - La Parola si fa carne.  Ed. EMI.
4. NERVO G., 1995 - La scelta preferenziale dei poveri. Ed. EDB.
5. PEDRONI G., 2000 - Riflessioni sulla Dedizione di Maria. Ed C.M.B.
6. RAMAZZOTTI B., 1978 - Comunità e Missione. Ed. EMI.
7. ZANARDINI G., 1993 - Abba Elio Missionario per i giovani. Scuola Grafica Salesiana, Milano.

RINGRAZIAMENTI

Desideriamo ringraziare i Fratelli e Sorelle di Comunità e tutti i membri dell’Associazione CMB per il sostegno e il fondamentale contributo spirituale nelle riflessioni condivise che ci hanno portato a questo nuovo strumento di lavoro formativo, che sicuramente è anche opera loro.

Un ringraziamento particolare rivolgiamo a S. Ecc.za Mons. Luc Van Looy per i momenti di intensa spiritualità che ci ha dato l’opportunità di vivere.

Un ricordo nella preghiera per don Giovanni Fedrigotti che ci ha illuminato su alcuni aspetti della paternità CMB.

Un segno di stima e di riconoscenza alla famiglia Candini per le loro indicazioni sullo Stato di Missione meditate con il gruppo dei Simpatizzanti CMB di Fianarantsoa e a Giovanna Renzi per la lettura critica di questo lavoro.

 

 **versione scaricabile qui